DiCaprio: no alla carne, sì al pesce d’allevamento (sostenibile)

Per anni ci siamo chiesti se a bordo di quella zattera, in Titanic, ci fosse effettivamente posto anche per Leo, ai tempi nei panni dello sfortunato Jack. Ad oggi, mi sento di dire che Rose/Kate, con il senno di poi, fece bene a restarci da sola, su quella zattera, perché, chissà, magari Jack le avrebbe voltato le spalle una volta in salvo. Lo so, sto mescolando personaggi di finzione con persone reali, ma lo sto facendo di proposito per introdurre il discorso in modo trendy. Dicevo, meno male che Rose se l’è tenuta per sé quella zattera, perché con Leo non si sa mai: prima fa una cosa, poi ne fa un’altra che va nell’opposta direzione. 

Di fatto – e parlo a titolo del tutto personale, voi tirate pure le vostre fila – il mio rispetto per il prode DiCaprio ambientalista/animalista è terminato il 2 gennaio 2018, quando nel mio newsfeed di Facebook si è palesato dal nulla il seguente status da primo dell’anno ad opera dell’attore americano: 

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La fine dell’anno è un momento per riflettere sul ruolo che possiamo svolgere nella protezione del pianeta. Dalla riduzione delle emissioni di carbonio alla salvaguardia dell’oceano, ci sono modi immediati per fare la differenza. Per l’ambiente mangiare pesce è meglio che mangiare proteine della carne, riducendo sia le emissioni di carbonio che l’inquinamento degli allevamenti intensivi. Gli allevamenti ittici sostenibili risolvono il problema delle specie oceaniche in via di estinzione, in modo che possano rigenerarsi. La salute del pianeta dipende dalla salute dell’oceano, motivo per cui sostengo e investo in Love The Wild e nel loro impegno ad aiutare tutti noi a fare la nostra parte. ” 

A seguire, poi, il link a Love The Wild (sorvolo sulla foto di accompagnamento). 

Ora, una persona che da anni predica l’ambientalismo, che si è unita a meeting internazionali di rilievo quando si trattava di ambiente, ha fato pipponi a Trump sul cambiamento climatico, ha partecipato alla produzione di Cowspiracy, ha elargito fondi per la produzione di “carne” vegan e ha perfino dedicato il suo discorso per il primo Oscar vinto all’ambiente e alla sua protezione… può asserire una cosa del genere e passare inosservata? Certamente no. 

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Sono stati innumerevoli i commenti negativi ad opera di vegani arrabbiati e delusi dalle parole di DiCaprio. E ci credo. Non ho mai capito se fosse vegetariano o vegano, probabilmente vegetariano, e a questo punto apro un brevissimo inciso: dato che una delle obiezioni più frequenti al veganismo riguarda il fattore economico e pratico, perché una persona che è consapevole della verità, ha soldi a palate e di certo potrebbe permettersi i migliori vegan chef sul campo, non diventa vegan? Un grande mistero. A meno che le sue idee siano altre. E, onestamente, visto l’amore e il supporto verso il pesce di allevamento che ha professato, non mi stupirei nemmeno se il buon Leo non fosse altro che un pescetariano in incognito… 
Ma torniamo alla questione portante.  

Cowspiracy è uno dei documentari più completi e obiettivi che si possano trovare in giro, e lo potete guardare tranquillamente su Netflix, tra una puntata di Stranger Things e l’altra.
Parla degli allevamenti intensivi, del consumo di carne, di come questo stile di vita all’insegna delle proteine animali stia portando il nostro pianeta e la nostra salute allo sfascio, e, soprattutto, parla delle soluzioni. Anzi, della soluzione, che viene enfatizzata parecchio: se vuoi salvare il pianeta, gli oceani, le foreste, gli animali e la tua salute, devi fare una cosa sola. Devi abbracciare il veganismo

Il documentario, inizialmente, era stato prodotto dal ragazzo che vediamo protagonista delle numerose indagini condotte, Kip Andersen. Successivamente, nel settembre 2015, DiCaprio ne è diventato il produttore esecutivo, e il documentario è approdato su Netflix, divenendo così – passatemi il termine – mainstream. 
Ora, se un fervente ambientalista che si lancia nella difesa degli animali, e si scaglia ferocemente contro bracconieri e atti tremendi nei confronti della natura, diventa produttore esecutivo di un documentario che grida a ogni fotogramma “go vegan”, assumo quasi del tutto automaticamente che condivida il messaggio che questo documentario lancia. 

fish-farm-heroIn Cowspiracy gli allevamenti ittici non erano passati sotto silenzio, e alcune delle indagini si concentravano proprio su di loro. Il cosiddetto fish farming (o aquaculture), veniva infatti additato come una delle cause responsabili della scomparsa di numerosi specie ittiche dagli oceani, e veniva duramente criticato e denunciato, soprattutto alla luce del fatto che entro il 2048 si prospetta che gli oceani potrebbero svuotarsi della presenza di pesci. Ok, qua Leonardo parla di allevamenti “sostenibili”, ma fa davvero la differenza a dispetto di quanto si potrebbe verificare? Il vocabolo è, a mio parere, una ruota che gira a vuoto, o una parculata, se vogliamo essere francesi. E’ come parlare delle fattorie bio, degli allevamenti a terra, del macellare gli animali “in modo umano“. Non c’è un modo “umano” di uccidere, non importa che le fattorie siano “bio”, gli animali ci muoiono comunque, e sono in ogni caso responsabili del tanto criticato inquinamento, oltre che della sofferenza. Una sofferenza e un inquinamento innecessari dal momento che possiamo vivere senza, cosa abbondantemente ribadita in Cowspiracy
Diciamo che, alla luce di ciò, non mi sarei aspettata che Leonardo DiCaprio, produttore esecutivo di un documentario che esorta al veganismo e che denuncia gli allevamenti ittici a 360 gradi, dichiarasse in pubblico di supportare moralmente ed economicamente questo business. Perché mangiare pesce è meglio che mangiare carne, e se è un pesce che è stato coccolato prima di venir trasformato in sushi, allora tanto meglio. 

Seriamente?
Se DiCaprio non si fosse mai prodigato e battuto per nulla, se si fosse sempre disinteressato di animali e ambiente, se non avesse mai avuto a che fare con Cowspiracy, allora non sarei qua a scrivere. Non solo devo confessare di aver perso il mio rispetto per il personaggio in questione nelle vesti di ambientalista, ma mi chiedo anche se il documentario di cui ha voluto essere padrino per facilitarne la diffusione l’abbia mai visto. Perplessità. 

E voi, che ne pensate?

Alla prossima!