The Body Shop non appartiene più a L’Oréal

E allora diciamolo… diciamolo! Quante volte in questi anni, dall’ormai lontano 2006, anno in cui successe il misfatto, ci siamo scagliati contro The Body Shop urlando “venduti, siete dei venduti!” e boicottandoli? Innumerevoli, direi. Ma anche per The Body Shop il tempo della redenzione è giunto, anche se più che una redenzione puramente etica, molto è stato dettato dai dati delle vendite (e per carità, chi dice nulla, i soldi servono): nel 2016, infatti, le vendite di TBS sono calate significativamente, proprio a causa dei boicottaggi. Questo increscioso avvenimento ha rappresentato uno scossone importante per l’azienda, che ha finalmente salutato L’Oreal per cominciare una nuova vita con la brasiliana Natura Cosméticos

Ma come per tutte le soap opera che trattano di relazioni travagliate e finite male, un piccolo recap per chi si fosse perso le ultime 100 puntate ci sta, ed eccovelo qua di seguito. 

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The Body Shop, com’è universalmente noto, è un’azienda cosmetica britannica che produce e vende prodotti contenenti ingredienti naturali (o almeno ci provano per quanto gli sia possibile) e non testati sugli animali. Anzi, oltre a non testare i propri cosmetici sugli animali, TBS anche è uno dei promotori più attivi della lotta internazionale a questa spiacevole pratica, ed è stato tra i primi in Europa a gioire a seguito del famoso ban del 2013. Tutto molto bello fino qua, il problema è sorto quando nel 2006 la signora Roddick, proprietaria e fondatrice della compagnia, decise di vendere The Body Shop al colosso francese L’Oréal. E da là le polemiche. Fu lei la prima ad ammettere che la situazione non fosse ottimale. Certo, lei aveva ancora un infimo potere decisionale, le politiche aziendali (incluse quelle sui test) erano sempre le stesse, e i fornitori che avevano sempre lavorato con TBS avrebbero potuto mantenere i loro contratti. Ma dal punto di vista dei consumatori la faccenda non quadrava. C’è comunque da dire che la signora Roddick, ahimè, non si è goduta granché i soldi della vendita (attorno ai 650 milioni di sterline), poiché è morta nel 2007 (giusto per dovere di cronaca).

Insomma, le discussioni e i boicottaggi galoppavano più veloci della luce: come può una compagnia completamente cruelty-free e impegnata nella lotta a qualcosa di così barbaro, vendersi a L’Oréal, che a dispetto delle dichiarazioni sul non testare più i suoi cosmetici sugli animali dal 1989, comunque ancora conduce test in quei paesi del mondo (come la Cina, ma non è la sola) che lo richiedono?
Praticamente, le cose stavano così: se a voi non piaceva L’Oréal e le sue politiche aziendali, ogni volta che compravate un prodotto The Body Shop, per quanto naturale e tecnicamente non testato, davate soldi a L’Oréal. Un po’ come Alpro (che però mica palesa così tanto la sua appartenenza a Danone…). 

Arriviamo così al 2016, anno in cui le vendite si sono abbassate notevolmente. E cosa è successo a questo punto? L’Oréal, stufa di essere contestata, boicottata, e di andare in perdita, a metà 2017 ha venduto The Body Shop alla compagnia brasiliana Natura Cosméticos, assolutamente cruelty-free e dal 2008 certificata tra le aziende che non testano sugli animali in Brasile (NGO PEA). Da questa svolta in poi, The Body Shop è tornata a sfoggiare campagne a tappeto contro i test sugli animali, e il logo del coniglietto è tornato in bella mostra.  

Tutto è bene quel che finisce bene… forse? Alcuni sono ancora sospettosi nei confronti di The Body Shop, perché hanno dichiarato che per il 2020 faranno in modo che tutti gli ingredienti saranno tracciabili per provenienza. Per quel che mi riguarda, questo non significa che siano “sospetti” perché ancora invischiati con i test sugli animali, come molti pensano. La compagnia in sé è sempre stata contro i test e ha sempre cercato di essere il più naturale possibile, anche quando passò a L’Oréal. Che senso avrebbe violare le proprie politiche e principi soprattutto ora che sono stati acquistati da Natura Cosméticos e hanno il logo del cruelty-free annesso? Non avrebbe senso, dal mio punto di vista. A volte credo che a certa gente piaccia semplicemente pensare male, sempre e comunque. Ma un po’ di fede non guasta. Penso solo che questa storia della tracciabilità sia ideata per dare una sicurezza in più, ma questo non significa che la compagnia non si stia riscattando con successo già ora. Voi che ne pensate? 

Alla prossima! 

Fonti: Friendly & Free, The Body Shop (Wikipedia), The Body Shop, Natura