La porcellana? Attenzione, non tutta è vegan!

“Dentro un vaso di porcellana, c’era dentro una bella cinesina…”, così iniziava una popolare filastrocca dei tempi delle elementari (per lo meno i miei), che se ora come ora potessi cambiare, trasformerei in “c’era dentro una bella sorpresina”, e adesso vi spiegherò il perché. 

Intanto vorrei ringraziare per l’input Tamara, una delle partecipanti al meeting che abbiamo tenuto a Milano lo scorso giugno, perché è stata lei a dare il “la” per questo articolo. Eravamo sedute al tavolo di Rosso Pomodoro, tutte intente a gustare il nostro pasto, quando Tamara salta su con una sconvolgente rivelazione: la porcellana non è vegan. E nemmeno vegetariana, a dirla tutta.
Perché? Perché contiene ossa di animali – in genere di buoi o bestiame – ridotte in cenere. 
Sembrerà sciocco, ma una delle prime connessioni mentali che mi si è innescata è stata: ma il veganissimo Moby, che su “Porcelain” ci ha costruito una fortuna (sia in forma di brano che di libro), lo saprà mai? 
Per fortuna, sono talmente povera che io di oggetti in porcellana non ne posseggo, ma la faccenda mi ha comunque incuriosita, così ho fatto un po’ di ricerche su internet. E sì, adesso potete ufficialmente correre a controllare il set da tè che conservate con cura nella vostra credenza: è vero, esiste un particolare tipo di porcellana (non tutti, deo gratias) che contiene cenere di ossa di animali

All’inizio ho pensato di non potermi ritenere più di tanto sorpresa, considerando che la porcellana è nata in Cina, un paese dove tutti mangiano tutti senza particolari distinzioni o rimorsi. Però poi mi sono letta un po’ di storia, e vorrei ufficialmente scagionare la Cina dalla lista dei sospettati.
Come ci sono finite le ossa di animali nella porcellana? E perché? 

Bone China PorcelainCome in molti sapranno, la porcellana – con cui l’Europa è venuta a contatto nel diciottesimo secolo, anche grazie a Marco Polo – è il materiale più raffinato e pregiato facente parte del gruppo delle ceramiche. La sua composizione, di norma, annovera principalmente Caolino, Quarzo e Feldspato, che di certo non sono di origine animale. Poi, in quel di Londra, due artigiani di fine ‘700/inizi ‘800, Thomas Frye prima, e Josiah Spode poi, consegnarono il primo prototipo di “porcellana animale” al mondo, e da là la sua ascesa. 

La porcellana a cui ci stiamo riferendo si chiama Bone China, o porcellana d’osso (talvolta anche “porcellana inglese”), e a quanto pare si tratta della porcellana più resistente al mondo. La percentuale di cenere di ossa che contiene varia dal 35 al 47%, e più sarà alta, maggiore sarà la resistenza. Abbiamo parlato di Cina e di Inghilterra, ma è doveroso sottolineare che, anche in Italia, di porcellana d’osso se ne produce tantissima, e solo un occhio attento può riconoscerla e distinguerla dalla porcellana “cruelty-free”. Come? Facendo attenzione al colore, che, in presenza di luce, rispetto alla porcellana standard tenderebbe all’avorio delicato, proprio in virtù della presenza delle ossa. Ci sono altri modi? Sembrerebbe di no, a meno che il nome “Bone China” non compaia esplicitamente sugli oggetti prodotti utilizzando questo materiale. In due parole, occhio alla penna.  

Che dire amici, ce n’è sempre una… non si sta mai tranquilli, e l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Se non altro adesso sapete come stanno le cose! 
Nonostante tutto, continuo a pensare a Moby e alla sua “Porcelain”… di che tipo sarà mai? 

Alla prossima!

Fonti: Guida alla PorcellanaBlasting News