Perché la gente dovrebbe guardare il video di Mayim Bialik (e diventare vegan)

maxresdefaultQualche settimana fa abbiamo fatto la conoscenza (o l’abbiamo approfondita, se già conoscevamo il personaggio) di James Aspey, il bel vegano australiano che da anni tiene discorsi motivazionali pubblici a favore del veganismo un po’ in tutto il mondo. 
In quell’occasione avevo intitolato l’articolo “Perché la gente dovrebbe guardare il discorso di James Aspey (e diventare vegan)“, perché sono fortemente convinta che chiunque dotato di un minimo di cuore, approcciandosi a quel video, dovrebbe dare una chance (anche minima) al veganismo. Non ho scelto la parola “cuore” a caso però, ed è per questo che oggi sono qui per proporvi e parlarvi di un altro video, molto diverso, ma ugualmente efficace. 

Nel lungo discorso di James (quello che vi ho mostrato era un estratto di 10 minuti, la versione per intero ne dura 40) si faceva leva sull’empatia, sui sentimenti, sulle atrocità che si compiono ogni giorno su milioni di animali per il puro piacere del palato. Era un appello volto alla sensibilizzazione di chi ogni giorno mangia carne senza soffermarsi sul dolore che questa industria provoca a esseri innocenti.
Tutto molto toccante, ma non tutti hanno la stessa sensibilità, e le persone più pragmatiche potrebbero facilmente fare spallucce e andare per la loro strada. 
Mayim BialikQuello che sottopongo alla vostra attenzione quest’oggi, invece, è un video caratterizzato da un approccio pratico, razionale e logico, inattaccabile dal punto di vista delle argomentazioni, non solo perché supportato da un certo background storico, ma perché a parlarcene è una neuroscienziata. 

Se faccio il nome di Mayim Bialik probabilmente molti di voi non lo assoceranno a nulla, ma se vi mostro la sua foto immagino che la ricorderete essenzialmente per due ruoli in televisione: se siete vecchietti come me penserete a Blossom, protagonista dell’omonima serie anni 90, se siete più giovani la vostra mente correrà alla ragazza di Sheldon Cooper, Amy, in The Big Bang Theory. Il punto è che il personaggio di Amy non è solo una parte, Mayim è infatti una vera neuroscienziata, con laurea e dottorato al seguito. 
L’attrice ha un canale YouTube dove parla di diversi argomenti e dove i suoi fan possono interagire con lei e farle domande. Qualche tempo fa ha pubblicato il video che vi linko qui sotto, in cui ci dice senza mezzi termini che è vegana, e ci spiega molto dettagliatamente perché. 

Come avrete senz’altro notato, la ragazza va dritta al punto. Non si perde in chiacchiere, non propina sentimentalismi. Affronta il topic in modo molto diretto e ci illustra come mai il nostro rapporto con gli animali, e con i prodotti da loro derivati, sia cambiato drasticamente dalla Rivoluzione Industriale in poi. 

Mayim racconta di quanto prima si fosse consapevoli di come la carne, le uova o il formaggio arrivassero sulle nostre tavole perché c’era il fattore di turno da cui ci si recava a prendere galline, uova, latte, etc. Questo rapporto di consapevolezza è mutato nel momento in cui il processo si è industrializzato, e oggi non ci poniamo troppi quesiti su quello che ci arriva nel piatto, perché l’unica cosa che ci interessa davvero è che sia buono

PETA_5F00_Mayim_5F00_R_5F00_low72dpi_5F00_0719Dopo questa premessa, l’attrice si lancia in una spiegazione molto razionale su come avvengano le cose nell’industria della carne. Ci chiede quindi di vestire i panni di produttori di petto di pollo, e di focalizzarci sul fatto che se vogliamo venderli a un supermercato, e il supermercato vuole pagarci $1000, se ne spendiamo $900 per la produzione, a noi resteranno solo $100 di profitto personale. Ma mettiamo che invece riusciamo a produrre i petti di pollo per soli $500, l’altra metà ci entrerà direttamente nelle tasche. Come ottimizzare la produzione e i suoi tempi? 

1. Più polli, più velocemente mediante la selezione genetica, facendo riprodurre gli esemplari che riescono a riprodursi più rapidamente

2. Spendere meno per i polli, il che significa sacrificare il loro benessere, costringendoli in gabbie anguste e per questo tagliando loro il becco 

3. Spendere il meno possibile per la fabbrica in sé, ciò comporta spazi ridotti, tagliare i costi di manutenzione e pulizia, assumere lavoratori in nero, in modo da pagarli meno e avere anche meno lamentele 

Utilizzando queste tre “regole” certo produrremo cibo in modo rapido ed efficiente, ma a quale costo? 
E’ facile pensare agli animali come cibo semovente, dice Mayim, ma gli animali non sono oggetti, sono esseri viventi che respirano, hanno sentimenti, una vita sociale. 

La ragazza a questo punto ferma i pensieri del suo pubblico, che sta probabilmente pensando che i vegani antepongano i diritti degli animali a quelli degli esseri umani.
Ed ecco che allora parte l’ultima analisi, che chiarisce come ogni volta che privilegiamo il concetto di efficienza, rendiamo oggetti coloro che devono rendere questa efficienza possibile, lavoratori umani inclusi. Ogni volta che vogliamo che un determinato prodotto arrivi sulla nostra tavola a costi minimi e velocemente, siamo disposti a ignorare non solo i diritti degli animali, ma anche i diritti dei lavoratori, a calpestarli, perché assunti a meri strumenti in una catena di montaggio. 
E Mayim conclude “non deve essere così per forza, così come non lo era una volta!” 

Personalmente, ho trovato questo video molto efficace, diretto e logico. Se anche fossi onnivora troverei difficile ribattere a quanto affermato dalla neuroscienziata in questione, anche perché, credeteci o no, è così che vanno le cose. 
Guardate questo video e diffondetelo se vi va, trovo ne valga la pena! 

Alla prossima!