Perché non compro più Alpro?

Apriamo l’anno con una serie di argomenti estremamente coinvolgenti: dopo i top & i flop del 2016 e il post riguardante la molto possibile chiusura di Guida Galattica per Vegetariani, ci lanciamo adesso in un argomento che, capperi, spero non mi costi un altro richiamino da parte dell’azienda riportata nel titolo, cioè Alpro. 

Alpro

Incredibile come, personalmente, sia passata da un completo supporto e amore nei confronti di questo brand, al boicottaggio. Sono infatti mesi che ho smesso di dare i miei soldi ad Alpro, e vi spiego subito il perché. 

Alcuni di voi saranno memori del famoso articolo che nel 2015 fece il giro di internet in lungo e in largo, e che mi fruttò migliaia di visite, una vagonata di critiche e perfino un rispettoso scambio di email con l’azienda belga, che si concluse con la rimozione da YouTube del video incriminato (quattro hamburger extra large di pura carne bovina) e una presa di posizione secondo cui la dieta ideale promossa da Alpro consisterebbe in “2/3 a base vegetale e 1/3 a base animale”. Una dichiarazione forte e piuttosto deludente se consideriamo il payoff della compagnia – “Enjoy Plant Power” -, l’approvazione della Vegan Society e il fatto che le loro confezioni e sito sventolino in ogni dove pipponi sul rispetto dell’ambiente, su un’alimentazione 100% a base vegetale, e molte altre chiacchiere. 

In quell’occasione Alpro perse i 3/3 del mio rispetto (e dei miei soldi), non solo perché trovai questa storia del 1/3 e 2/3 piuttosto assurda e incoerente, ma soprattutto perché scoprii che da anni l’azienda era appartenuta a un’altra più grande specializzata nel commercio di prodotti caseari. Il succo era quindi che se da vegano non vuoi supportare questo tipo di settore per il bene delle mucche, comprando i loro prodotti lo fai comunque. La persona con cui ebbi lo scambio di email ci tenne a specificare però che in anni recenti Alpro era tornata sotto un’altra azienda più in linea con i principi vegan, la White Wave, il che non mi entusiasmò granché, ma era meglio di niente. 

alproQualche mese fa Alpro, evidentemente determinata nel voler collezionare insulti, è tornata alla ribalta con un’altra pessima figura su Twitter, facendo infuriare tutti i vegani britannici che, al contrario di quelli italiani già infuriatisi a causa del mio articolo un anno prima, si erano persi la storia del “2/3 – 1/3″. 
Qualcuno avrebbe dovuto insegnare ad Alpro che non si gioca con i social media, perché basta un niente e si diventa il San Sebastiano del web. 
Dopo il tweet in cui l’azienda belga ha fieramente affermato di promuovere una dieta mista (perché a parer loro l’unica correttamente bilanciata), molti consumatori – come noi un anno prima – si sono risentiti, e li hanno mandati al diavolo. Ha così colto la palla al balzo la Oatly, azienda svedese specializzata in prodotti all’avena, dichiarando che LORO promuovono una dieta completamente vegetale, mica come certi altri (ogni riferimento ad Alpro è stato del tutto casuale…). 

oatlyDopo aver irritato oltre la metà dei propri consumatori vegani (e questa cosa mi fa ridere, perché Alpro dovrebbe essere ancora più cosciente del proprio core target dopo questi episodi), la ciliegina sulla torta è arrivata quando è stata ufficialmente rilasciata la notizia che Alpro, tramite White Wave, è ora appartenente alla Danone. Un’altra azienda che maneggia latte, latticini e compagnia cantante. Mi chiedo come mai Alpro non offra la sua testa direttamente alla Nestlé, magari smetterebbe di rimbalzare di qua e di là. 

Queste sono le novità sensazionali riguardanti Alpro. Ma non sono i motivi per cui io, personalmente, ho smesso di comprare i suoi prodotti. 
E’ vero, come molti di voi hanno puntualizzato, se si va a guardare chi possiede chi, scopriremo che nessuna azienda internazionale è senza colpa, cruelty free o eticamente impegnata. Quindi, alla fine della fiera, si tratta di scegliere il male minore, e il male minore per molti (soprattutto se in piccole città) potrebbe essere Alpro. Per me no, ma si tratta di una scelta del tutto personale

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Quello che trovo francamente irritante di questa azienda non è più che appartenga a White Wave, a Danone o a Satana in persona, ma come per anni, probabilmente quando il veganismo non era ancora di tendenza e c’era un minore passaggio di informazioni, abbia preso in giro i suoi consumatori di punta, cioè i vegani. E che, nonostante questi glielo facciano notare di continuo, continui a prenderli in giro e a non raccontare la verità, una verità che non verrebbe fuori se non fosse per i maldestri scivoloni che di tanto in tanto commette sul web. Perché questa cosa del 2/3 e 1/3 non viene riportata sui loro cartoni o nelle loro pubblicità, ma su una parte non evidentissima del loro sito, sempre e comunque inclusa sotto “i benefici di una dieta a base vegetale”.

Plant based

Alpro scrive ovunque “la dieta 100% vegetale fa bene a te e al pianeta!”, ma poi sui social e nei video su YouTube passa ricette con carne, pesce, uova e formaggi, e quando qualcuno glielo fa notare dicono “no, ma noi crediamo che l’unica dieta bilanciata sia 2/3 a base vegetale e 1/3 animale”. Prego? Mi ricorda quei personaggi che per fare colpo dicono “sono fidanzato, ma non sono davvero fidanzato”. O lo sei, o non lo sei, se sei entrambe le cose c’è qualche problema. Ah, da notare che quando rimossero il video con gli hamburger dissero “abbiamo deciso di rimuoverlo perché non in linea con la nostra filosofia”. Sto per ridere! 

E’ questa attitudine a sapermi di presa per i fondelli, e sinceramente mi ha stufata. Ecco perché non compro più i loro prodotti. Preferisco dare i miei soldi al supermercato per il latte di soia, anche se so che non sono una compagnia vegana. Ma almeno lo so, mica Tesco cambia le carte in tavola a seconda di chi sia il suo consumatore. 

Questo è quanto. Ovviamente è una mia scelta personale, così come la visione che ho dell’azienda. Ho riportato la storia della Danone perché mi sono resa conto come non tutti ne siano a conoscenza.
Se voi continuate a comprare felicemente Alpro, buon per voi, voglio dire, c’è libertà di scelta a questo mondo! E meno male, direi.  

Alla prossima!